Indice
Introduzione
L’ecosistema startup italiano è popolato da due grandi categorie di founder: i tecnici puri che cercano un mercato e i visionari di dominio che cercano una soluzione.
Stefano Tazio, CEO di Builtdifferent, appartiene a una sottospecie ancora più rara: il professionista sanitario (osteopata) che identifica un’inefficienza sistemica nel wellness e decide di risolverla non con la consulenza, ma con l’ingegneria.
In questa analisi approfondita, nata dalla conversazione sul podcast Pionieri del Tech, esploriamo come Builtdifferent sia passata da un “Frankenstein tecnologico” in outsourcing a una tech company solida, affrontando il trauma necessario del refactoring totale.
La validazione “bruta”: oltre il feticismo del codice
Molte startup muoiono per eccesso di ingegneria precoce (over-engineering). Tazio ha seguito il percorso inverso, quasi eretico per il mondo tech: validare il modello di business senza scrivere una singola riga di codice.
Nelle prime fasi, Builtdifferent non era un’app, ma un processo umano mediato da strumenti standard: Excel, PDF e WhatsApp. Questa fase di “validazione bruta” è stata fondamentale per mappare le logiche di dominio (i macronutrienti, i carichi di allenamento, le risposte fisiologiche) senza i vincoli di un’interfaccia utente. Il segnale per il passaggio al software non è stato un vezzo estetico, ma l’impossibilità di scalare le unit economics: il tempo umano necessario per generare un piano era superiore al margine prodotto.
L’insidia dell’outsourcing e il “debito tecnico come cmbra”
Per accelerare il Time-to-Market, la scelta è ricaduta su un’agenzia esterna e su uno stack ibrido basato su logiche Low-Code. Sebbene questa strategia abbia permesso di raccogliere i primi capitali e generare revenue per 18 mesi, ha presentato un conto salatissimo sotto forma di debito tecnico.
Stefano descrive l’app originale come un involucro esteticamente gradevole ma con un’architettura sottostante disfunzionale:
- Database non-relazionali mal gestiti: L’impossibilità di interrogare i dati in modo strutturato rendeva ogni nuova feature un rischio per la stabilità del sistema.
- Logiche di business cablate nel Frontend: Un errore classico che impedisce la portabilità e la sicurezza.
- Mancanza di documentazione: L’outsourcing estremo aveva creato una dipendenza totale dai fornitori, rendendo il codice una “scatola nera” inaccessibile per il founder.
“Se il codice non è tuo, il business non è tuo”, sottolinea Alex Pagnoni durante l’intervista. Questa è la lezione più dura per un founder non-tecnico: la proprietà intellettuale non risiede nell’idea, ma nella sua implementazione eseguibile.
Il Grande Reset: Flutter, Supabase e l’internalizzazione
Il momento di rottura è arrivato quando la manutenzione del vecchio sistema costava più dello sviluppo di uno nuovo. Builtdifferent ha preso una decisione che richiede coraggio politico e finanziario: fermare lo sviluppo delle feature per 6 mesi e rifare tutto da zero.
La scelta dello stack per la “Versione 2.0” è stata guidata dalla necessità di scalabilità e velocità di iterazione:
- Flutter: Per garantire un’esperienza cross-platform (iOS/Android) nativa con un unico codebase, riducendo i costi di manutenzione del team.
- Supabase: Scelto come alternativa open-source a Firebase, offrendo la potenza di un database relazionale (PostgreSQL) con la velocità di una soluzione backend-as-a-service. Questo ha permesso di risolvere finalmente il caos dei dati ereditato dalla versione precedente.
Ma il cambiamento più radicale è stato umano: l’internalizzazione del team tech. Tazio ha compreso che per una startup wellness che punta sull’AI, gli sviluppatori non sono “operai del codice”, ma architetti del valore. Attraverso piani di stock option, il team tech è diventato partner della visione aziendale, garantendo che ogni riga di codice fosse scritta pensando al lungo periodo.
L’AI nel Wellness: Human-in-the-loop
In un mercato saturo di app che promettono trasformazioni miracolose tramite algoritmi oscuri, la strategia di Builtdifferent è quella dell’AI-driven empowerment.
L’Intelligenza Artificiale non viene usata per sostituire la competenza medica, ma per renderla scalabile. Un esempio concreto discusso è l’automazione della Lista della Spesa e del Ricettario Dinamico: l’utente può chiedere all’app di adattare il piano nutrizionale per 3, 5 o 7 giorni in base agli ingredienti che ha già in casa. L’AI calcola istantaneamente le sostituzioni mantenendo invariati i macronutrienti e le calorie prescritti dal piano originale.
Questo è il vero valore della tecnologia: rimuovere l’attrito decisionale per l’utente finale, mantenendo il rigore scientifico del metodo “Built Different”.
Conclusioni per i futuri Founder
La storia di Stefano Tazio è un monito contro la “pigrizia tecnologica”. Per chi parte da un background non-tecnico, il percorso suggerito è chiaro:
- Validazione manuale: Conferma che il mercato vuole il tuo servizio.
- Consapevolezza tecnica: Anche se non scrivi codice, devi capire come i dati fluiscono nel tuo sistema.
- Ownership: Porta il team tech in casa il prima possibile.
- Coraggio: Non aver paura di ammettere il debito tecnico e, se necessario, fare tabula rasa per costruire fondamenta capaci di reggere un grattacielo.
Builtdifferent oggi non è più solo una startup di fitness; è una piattaforma di ingegneria applicata al benessere umano. E la differenza, come sempre, sta nell’architettura.