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L’Italia assicurativa scopre il digitale
L’industria assicurativa italiana è rimasta per anni tra le più lente a digitalizzarsi. Solo nel 2020, dieci anni dopo il banking e venti dopo il retail, è iniziato il vero cambiamento.
Secondo Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di Italian Insurtech Association e co-fondatore di Yolo Group, è stata una trasformazione dirompente: «L’impatto del digitale è arrivato tardi ma in modo esplosivo. Ora tutto il settore è costretto a ripensarsi: dalle infrastrutture tecnologiche ai modelli di business, fino al linguaggio con cui comunica con i clienti.»
Il fenomeno non riguarda solo la tecnologia, ma un cambio di paradigma. Le polizze “istantanee”, modulari e micro, acquistabili anche per pochi euro, stanno sostituendo modelli lenti e burocratici. Le compagnie si stanno aprendo a logiche di integrazione con utilities, telcos e retailer, rendendo le assicurazioni parte della vita quotidiana.
Dal prodotto alla relazione
La trasformazione digitale ha portato il settore da una logica transazionale – “ti vendo una polizza” – a una logica relazionale, dove l’obiettivo è accompagnare l’assicurato nel tempo.
È il passaggio verso una customer centricity reale, sostenuta da dati, AI e automazione.
«L’intelligenza artificiale – spiega Ranucci Brandimarte – oggi aiuta sia il cliente sia l’agente. Non si tratta di vendere direttamente online, ma di offrire strumenti più intelligenti e interattivi che potenziano la consulenza umana.»
La cosiddetta “fase di discovery”, dalla ricerca del prodotto alla sua sottoscrizione, è sempre più assistita da tecnologie che migliorano la comprensione e la personalizzazione delle polizze.
L’Insurance Inclusion come nuovo orizzonte
Ma il tema più potente emerso negli ultimi anni è quello dell’Insurance Inclusion: la volontà di rendere la protezione accessibile a tutti.
Ranucci Brandimarte lo descrive come «un cambio culturale radicale»: significa semplificare il linguaggio, digitalizzare i processi, ridurre la burocrazia e includere le categorie tradizionalmente escluse – dai giovani agli anziani, dalle donne alle piccole imprese.
Nel suo libro Insurance Inclusion – Più polizze, per tutti, ovunque, scritto con la segretaria generale Lidia Navroaka, questo concetto diventa manifesto. «Non è più solo un tema tecnologico o economico. È una questione di cultura e fiducia: rendere l’assicurazione comprensibile e desiderabile.»
Gli investimenti e i trend emergenti
Gli investimenti nel settore parlano chiaro: da 50 milioni nel 2020 a oltre 1,2 miliardi nel 2025.
La maggior parte arriva dalle compagnie assicurative stesse (82%), segno che la spinta all’innovazione viene oggi dagli incumbent più che dalle startup.
Il 45% degli investimenti riguarda l’integrazione dei canali digitali e la creazione di piattaforme di front-end per agenti e broker.
E poi c’è l’intelligenza artificiale: solo il 7% degli investimenti, ma con un impatto stimato sul 45% delle polizze. «L’AI costa poco ma cambia tutto» afferma Ranucci Brandimarte.
È proprio questa efficienza ad accelerare la digitalizzazione complessiva, perché per sfruttare l’AI servono dati, processi digitali e interfacce evolute.
Il valore umano dell’innovazione
Dietro questa rivoluzione tecnologica resta una convinzione profonda: la tecnologia deve servire l’uomo.
L’assicurazione è un’infrastruttura sociale, non solo economica. Garantisce stabilità a individui, famiglie e imprese. In un mondo attraversato da rischi nuovi – climatici, cyber, geopolitici – la protezione è un fattore di sostenibilità e fiducia collettiva.
«Un’economia protetta è un’economia più solida» ricorda Ranucci Brandimarte. «Dobbiamo comunicare meglio questo valore, come sistema Paese.»
Conclusione
L’Insurtech italiano non è più una nicchia sperimentale: è la nuova frontiera dell’economia digitale.
Sta costruendo un ponte tra tecnologia e società, tra rischio e fiducia.
E se l’assicurazione del futuro sarà più inclusiva, trasparente e personalizzata, sarà anche grazie a pionieri come Simone Ranucci Brandimarte, che vedono nell’innovazione non solo un business, ma un dovere verso la collettività.