Indice
Introduzione
In molte aziende tech B2B, soprattutto tra software house, system integrator, studi di consulenza IT e fornitori di soluzioni verticali, la narrativa è sempre la stessa: “Lavoriamo per il B2B”, “i nostri clienti sono aziende medio-grandi”, “facciamo progetti enterprise”.
Ma quando si osservano da vicino le loro azioni di marketing, vendita e posizionamento, si scopre un’altra verità: stanno giocando con le regole del piccolo business.
Landing page pensate per startup, contenuti tecnici rivolti a sviluppatori, cicli di vendita reattivi invece che proattivi, trattative one-shot in cui si spera nel colpo fortunato.
Tutto questo non funziona con le aziende grandi. E nel frattempo, chi invece ha una strategia costruita per vendere alle organizzazioni corporate, conquista clienti, margini e autorevolezza.
Vendere davvero alle aziende grandi è tutta un’altra disciplina.
Capire le regole del “vero” B2B
Nel mondo del tech B2B c’è un equivoco ricorrente: si scambia la vendita a una partita IVA con la vendita a un’azienda strutturata. Ma sono due mondi diversi. Vendere a un’azienda con 200 dipendenti non è come vendere a un libero professionista, a una micro-agency o a una startup che gira ancora con fondi pre-seed.
Le grandi aziende non comprano per “piacere” o per “passione”: acquistano per mitigare rischi, rispettare obiettivi strategici, ottimizzare costi, raggiungere KPI. E lo fanno con processi strutturati, spesso gerarchici, su cicli lunghi e con più stakeholder coinvolti.
La vendita nel vero B2B non è una vendita. È un processo di fiducia istituzionale.
Cosa si aspettano davvero le aziende grandi
Quando un’azienda strutturata valuta un nuovo fornitore tech, non cerca un “bravo tecnico”. Cerca un partner affidabile. Un soggetto solido, che abbia:
- una reputazione pubblica visibile (non solo “il passaparola”)
- una specializzazione chiara in un ambito che conta per loro
- esperienze rilevanti in contesti simili
- un modo professionale di presentarsi (brand, sito, contenuti, presenza pubblica)
- materiali a supporto che facciano percepire autorevolezza prima ancora di parlare con qualcuno
In sintesi: cercano segnali di rischio basso, valore alto e posizionamento nitido.
I 3 errori che bloccano la crescita B2B
Ecco gli errori più frequenti che vediamo in aziende tech che vogliono scalare sul mercato enterprise ma restano ferme:
1. Parlare “dal basso” e non “alla pari”
Molti founder e CEO comunicano come se avessero bisogno del cliente, invece di posizionarsi come advisor. Un CTO di un’azienda da 500 milioni non cerca “qualcuno che esegue”. Cerca uno che lo faccia dormire tranquillo. E se non gli parli da pari a pari, non ti considera nemmeno.
2. Marketing tecnico, non strategico
White paper scritti per sviluppatori, contenuti blog troppo operativi, LinkedIn usato per parlare di tecnologie e stack. Nessuna azienda grande decide di affidare un progetto da 300k a chi pubblica how-to su Docker. Serve un messaggio strategico che parli a chi ha budget, responsabilità e rischi.
3. Nessun processo di acquisizione proattivo
Aspettare che arrivi un referral o una richiesta dal sito non è una strategia. Le aziende grandi vanno corteggiate, rassicurate, nutrite con un processo strutturato: contenuti autorevoli, contatti ben posizionati, appuntamenti strategici, materiali di credibilità.
Come si costruisce un posizionamento da venditore enterprise
Per essere presi sul serio da aziende grandi non basta un buon servizio. Servono ingredienti di sistema che costruiscano la percezione di autorevolezza, stabilità, e posizionamento. Ecco le leve da attivare:
1. Autorità pubblica
Essere visibili nei canali giusti, con contenuti pensati per i decisori. Articoli, podcast, studi, comparsate nei media di settore. Non si tratta di “vanity metrics”, ma di segnali di riduzione del rischio percepito.
2. Un’offerta verticale e focalizzata
Non puoi vendere “tutto per tutti”. Devi essere percepito come la scelta ovvia in un determinato contesto. Ad esempio: “aiutiamo gruppi editoriali a trasformare i loro sistemi legacy in piattaforme digitali moderne” è molto più forte di “facciamo software su misura”.
3. Asset professionali a supporto della vendita
Non brochure generiche. Ma diagnosi strategiche, benchmark, presentazioni che parlano il linguaggio del board, materiali che dimostrano profondità, solidità e metodo.
4. Un processo di nurturing e relazione
Nel B2B vero si vendono anche 12 mesi dopo il primo contatto. E chi continua a essere presente con contenuti di valore, segnali pubblici di attività, aggiornamenti strategici… è quello che vince quando il momento arriva.
Costruire l’impalcatura del “fornitore ideale”
Essere il partner giusto per aziende grandi significa costruire, prima ancora che vendere. Significa investire nella propria autorevolezza di mercato. Vuol dire trattarsi come un brand, non come un freelance con una squadra.
Ed è questo il punto su cui molte aziende tech italiane stanno rimanendo indietro. Perché aspettano di essere chiamate, invece di costruire il contesto per diventare la scelta ovvia.
Chi guida un’azienda tech oggi ha due opzioni: continuare a vendere in modo artigianale, sperando che le aziende grandi rispondano a logiche da piccolo studio… oppure costruire un posizionamento strategico che faccia percepire la propria realtà come la scelta più solida, affidabile e rilevante nel contesto giusto.
Se ti stai chiedendo come impostare questo tipo di strategia, il primo passo utile è fare il punto su come la tua azienda viene percepita oggi dal mercato.
Uno strumento utile per iniziare è Authority Snapshot, un’analisi mirata sul posizionamento pubblico che molte aziende tech stanno utilizzando per rivedere il modo in cui si presentano a prospect, partner e stakeholder corporate.
In alternativa, per confrontarti con altri imprenditori e tech leader che stanno affrontando le stesse sfide, puoi esplorare le attività del Tech Leaders Club, la community professionale che riunisce chi guida la tecnologia nel B2B italiano.